FOSANELLI, Ivano. 3. "MON REGARD DISTRAIT ERRE SUR LES RIVES DU LAC DE LUGANO…" IL TICINO DI ELISEE RECLUS"

Amsterdam, gennaio 2007

Introduzione

Prima parte

Presso l’archivio di Storia Sociale di Amsterdam [1], ho rinvenuto

queste pagine di Elisée Reclus - assai probabilmente inedite - scritte

durante il soggiorno luganese. Il testo porta come titolo “Chronique

Politique et Sociale”, ed è del mese d’aprile del 1873. Si tratta di una

serie di riflessioni, di carattere geografico ed esistenziale, ispirate dalla

visione del golfo di Lugano in un tardo pomeriggio primaverile. Vi

ritroviamo, sin dalle prime righe, il ruolo della nostra individualità

inserito nella storia della specie inclusa nella più ampia storia del pianeta

e dell’universo. Una concezione complessiva – olistica – della storia.

Siamo in perfetta sintonia con le celebri parole che introducono la sua

ultima opera, L’Homme et la Terre : “L’homme est la nature prenant

conscience d’elle-même” (Reclus, 1905-1908:I), l’uomo è la natura che

prende coscienza di sé stessa. Queste parole accompagnano l’immagine

di una testa/Terra sorretta da due mani.

[*“C’est l’observation de la Terre qui nous explique les événements de

l’Histoire, et celle-ci nous ramène à son tour vers une étude plus

approfondie de la planète, vers une solidarité plus consciente de notre

individu, à la fois si petit et si grand, avec l’immense univers” (Reclus,

1905-1908:IV).*]

Una geografia globale, quindi, in grado di contribuire allo sviluppo di

una coscienza planetaria che ci permetta di agire in accordo con la

nostra stessa natura. Sotto questo punto di vista, Elisée Reclus è senza

dubbio un grande anticipatore dell’analisi ecologica contemporanea. Ed

è ancora nelle pagine iniziali di questo importante lavoro di geografia

sociale che ritroviamo, riproposta quasi con le identiche parole, la

descrizione dei limiti temporali e della caducità dell’esistenza umana.

[*“Apparus comme un point dans l’infini de l’espace, ne connaissant

rien de nos origines ni de nos destinées, ignorant même si nous

appartenons à une espèce animale unique ou si plusieurs humanités sont

nées successivement pour s’éteindre et resurgir encore, nous aurions

mauvaise grâce à formuler des règles d’évolution à l’inconnu, à battre le

brouillard, dans l’espérance de lui donner une forme précise et

définitive” (Reclus, 1905-1908:I-II).*]

Nelle pagine presentate, sembra inoltre quasi di poter cogliere il

concetto buddista di “impermanenza”: il fatto che nulla resta uguale a sé

stesso, anche nella più breve unità di tempo concepibile. Mutamento

sempre presente nel breve percorso di un’esistenza umana, inserita nei

cambiamenti dei tempi lunghi, che caratterizzano la storia della Terra.

Dopo la spettacolare descrizione del paesaggio che lo circonda - nel duplice ruolo d’attore e di spettatore -, lo scritto luganese si conclude

con parole di speranza per un’umanità vicina al prossimo, possibile

cambiamento. Elisée Reclus, geografo, anarchico, educatore, aderisce

totalmente al positivismo, non cessando mai di evidenziare nello

sviluppo storico i progressi compiuti dagli uomini verso una società

libera, basata sulla solidarietà e l’eguaglianza: “Le vrai progrès est la

conquète du Pain et de l’Instruction pour tous les hommes” (Reclus,

1905-1908, vol. IV:501).

Risulta utile, a questo proposito, seguire alcuni momenti del

soggiorno ticinese.

“J’ai fait le choix de Lugano…”

Alla vigilia del quarantaduesimo compleanno, il 14 marzo 1872, il

geografo Elisée Reclus2, ammanettato, viene espulso dalla Francia e

varca la frontiera elvetica. In una prima lettera da Zurigo, indirizzata

all’amico Eugène Oswald, datata 21 marzo 1872, riassume i motivi della

scelta della Svizzera meridionale:

[*“Maintenant, je suis en route pour mon lieu d’exil. J’ai fait le choix de

Lugano, afin de jouir en même temps du climat de l’Italie, de la liberté

suisse et du voisinage de Vienne, où les documents géographiques et

géologiques se trouvent en si grande quantité. Ma femme, ma belle-mère

et mes deux filles sont heureuses de ce déplacement, car les souvenirs de

Paris sont mêlés d’atroce et d’horrible. Il s’agit pour nous de créer une

nouvelle existence, d’entrer dans une nouvelle vie” (Reclus,

1911-1925:93).*]

Dal protestantesimo, alla Comune di Parigi, all’esilio

Nato a Sainte-Foy-la-Grande, piccolo villaggio nel dipartimento della

Gironde, il 15 marzo 1830, secondogenito di tredici figli di un pastore

protestante, trascorre l’adolescenza in un ambiente famigliare segnato da

una rigida educazione religiosa. La progressiva perdita della fede

cristiana segna l’avvicinamento e l’adesione alle idee del socialismo

libertario e dell’anarchismo.

Dopo essere stato espulso dalla facoltà di teologia di Montauban, si reca a Berlino, seguendo i corsi universitari del geografo Karl Ritter, che

influenzerà i suoi studi futuri.

Nel 1851, a seguito del colpo di Stato che pone fine alla Repubblica, è

costretto, con il fratello maggiore Elie, a prendere la via dell’esilio e a

rifugiarsi in Inghilterra per poi in seguito viaggiare attraverso le Isole

britanniche, gli Stati Uniti, l’America centrale e la Colombia, dove

progetta di costruire una colonia libertaria che non verrà mai realizzata.

Nel 1857, a seguito di un’amnistia, ritorna in Francia. E’ del 1864

l’incontro con Bakunin e la successiva adesione alla Prima

Internazionale. Cinque anni più tardi appare la sua prima importante

opera geografica La Terre: un manuale di geografia fisica in due volumi.

Nello stesso anno pubblica anche Histoire d’un ruisseau, che incontra

un grande successo popolare.

Nella primavera del 1870, allo scoppio dell’insurrezione della

Comune di Parigi, serve la causa come semplice soldato e viene

catturato dalle truppe di Versailles. Condannato dapprima alla

deportazione in Nuova Caledonia, viene, a seguito della protesta firmata

da un folto numero di scienziati europei tra cui assai probabilmente

figura anche Charles Darwin (Errani, 1984:14), esiliato in Svizzera. Si

stabilisce dapprima a Lugano – dall’aprile 1872 fino all’estate 1874 – e

successivamente nei pressi di Vevey, dove rimane fino al 1890. Durante

l’esilio in Svizzera intensifica i legami con Bakunin ed entra a far parte

della Fédération Jurassienne.

[*“…nous sommes arrivés dans cette ville dont nous voulons faire

notre nouvelle patrie”*]

La scelta di Lugano - come abbiamo visto - è legata al clima

temperato della regione lacustre, ritenuto adatto alle due bambine avute

dalla prima moglie [2], e alla vicinanza di città ricche di biblioteche come

Milano e Vienna. Anche la presenza di Bakunin nel Locarnese non deve

essere stata estranea alla scelta. In Ticino (Binaghi, 2002:159-201) nel

corso del mese d’aprile, egli incontra dapprima Carlo Battaglini ed in

seguito l’avvocato Emilio Censi: quest’ultimo gli affitta una piccola

casa, chiamata Luina, nei pressi di Pazzallo. Una bella descrizione del sito, utile per comprendere le pagine iniziali, è presente in una lettera

datata 8 maggio 1872:

[*

“(…) elle est haut perchée sur un promontoire qui domine une des

anses du lac de Lugano ; une vallée profonde nous sépare de la ville ;

une haute montagne nous cache la vue de la grande plaine, deux ravins

sauvages bordent notre promontoire à droite et à gauche ; un tout petit

village est près de nous, mais il est caché dans un pli du terrain et nous

ne le voyons pas” (Reclus, 1911-1925:104).*]

Sin dall’inizio rimane però abbastanza deluso da Lugano: il clima non

sembra essere così mite e, soprattutto, la città è intellettualmente poco

stimolante e priva di una vera biblioteca. In una lettera al fratello Elie,

che soggiorna a Zurigo, scrive: “je m’étais exagéré la douceur du climat

de Lugano ; j’avais également cru les ressources de la ville supérieures à

ce qu’elles sont réellement (…) Lugano est une ville paresseuse : on y

voit beaucoup de choses, mais l’initiative y vient de l’Italie, ce sont des

Italiens qui sont les professeurs, les fabricants, les spéculateurs, les

carottiers. Quant à la bibliothèque, tu peux te faire une idée de sa

richesse : elle possède un ouvrage allemand” (Reclus, 1911-1925:97).

In Ticino scrive l’opuscolo A mon frère le paysan e firma il contratto

con la casa editrice Hachette per la redazione della sua opera

monumentale, la Nouvelle Géographie Universelle, che uscirà dapprima

a dispense, poi raccolte in diciannove volumi, fra il 1875 e il 1894.

L’edizione italiana, in sedici tomi suddivisi in 21 volumi (1883-1900),

esce a Milano ed è curata da Attilio Brunialti.

Un primo piano dell’opera (Plan de la Géographie descriptive) viene

spedito a Emile Templier, rappresentante della casa editrice parigina,

già alla fine di marzo del 1872 da Zurigo. Il progetto iniziale (Nettlau,

1928:6-9) prevede cinque o sei volumi di circa sei o sette milioni di

caratteri. L’onorario, per “vivere ed organizzare il suo lavoro

scientifico”, è di 600 franchi mensili… cifra che potrà aumentare, “se

l’opera produrrà benefici”. L’11 di aprile, il fratello Onésime, da Parigi,

gli confermerà l’accettazione dell’accordo da parte di Templier, con

un’unica condizione: la Geografia descrittiva non dovrà essere “politicareligiosa-

sociologica-militante”. Il 27 di maggio giungono ulteriori

richieste e precisazioni da parte dell’editore parigino: i cinque o sei

volumi devono essere scritti in quattro anni, per poter pubblicare, a fascicolo venduto sono previsti 2 centesimi di diritti d’autore.

Complessivamente, all’autore saranno anticipati 28.800 franchi in

quattro anni (versamenti mensili di 600 franchi), in cambio del regolare

invio trimestrale dei testi convenuti. Agli inizi di luglio Reclus accetta

l’accordo. Ritroviamo l’informazione in una lettera del 9 luglio,

indirizzata all’amico Alfred Dumesnil: “je viens de conclure l’affaire

avec M. Templier. C’est aujourd’hui que je lui renvoie le traité dûment

signé. Pour tenir mes engagements, il me faudra griffonner énormément,

et pourtant dire seulement la centième partie de ce qu’il y aurait à

dire” (Reclus, 1911-1925:111).

Nelle settimane successive si pone subito all’opera, iniziando proprio

dalla Svizzera. I primi manoscritti inviati sono però duramente criticati

da Templier, il quale afferma che mancano “le idee generali, una visione

d’insieme, l’entusiasmo per il grande spettacolo della Natura, in sintesi,

tutto quello che può affascinare, rendere interessante e vivo un libro di

geografia”, ed invita il geografo a redigere “un’ opera letteraria, una

specie di poema nel quale la Terra sia l’eroe”. Reclus, assai

probabilmente provato da un anno di sofferenze fisiche e morali ed in

una difficile situazione finanziaria, accetta quasi senza obiezioni le

critiche. In settembre invia le 100 pagine riguardanti la Svizzera

“felicemente riscritte”. Il 20 febbraio del 1873 è già in grado di inviare

nuovo materiale riguardante Turchia, Romania, Serbia e Montenegro; il

5 giugno termina Austria e Grecia. Il volume dell’opera aumenta: i 15

fascicoli progettati sono già diventati 21. Dopo aver attentamente

visionato questa prima parte del lavoro, il 25 marzo 1874, Templier

inizia ad organizzare la pubblicazione dei volumi: l’uscita del primo

tomo è fissata per il primo di gennaio del 1876. Il primo fascicolo verrà

invece messo in vendita il 15 aprile del 1875. La complessità e la

ricchezza della Nouvelle Géographie Universelle sono quindi il frutto di

un tenace lavoro e di un fitto scambio di lettere tra Reclus ed il suo

editore, avvenuto nel corso dei due anni di soggiorno a Pazzallo. In

parallelo, spinto anche dalle necessità finanziarie, lavora all’ Histoire

d’une Montagne, e redige articoli per diverse riviste europee.

Ritroviamo l’informazione in una delle prime lettere da Lugano: “Je

travaille maintenant à l’Histoire d’une Montagne, puis je songerai au compte point faire de Lugano ma Capoue, mais ce n’est pas dès le

premier jour que je réussirai à vivre de mon travail. Il me faudra peiner

et ahaner” (Reclus, 1911-1925:95).

“Lo Svizzero è lento, ma tenace”

Nelle due edizioni della Nouvelle Géographie Universelle

esaminate [3], abbondano le annotazioni personali, frutto del soggiorno nel

nostro paese del geografo francese. Risulta utile partire da un primo

confronto fra l’edizione francese e la successiva traduzione ed edizione

italiana. Le due opere presentano un impianto diverso: nell’edizione

parigina - 19 volumi - la Svizzera è presentata nel terzo volume dal

titolo L’Europe centrale (Suisse, Austro-Hongrie, Allemagne), mentre il

primo volume è dedicato a L’Europe méridionale (Grèce, Turquie,

Roumanie, Serbie, Italie, Espagne et Portugal) ed il secondo

interamente alla Francia. Come abbiamo visto precedentemente, le

critiche dell’editore al testo relativo alla Svizzera (il primo ad essere

consegnato), determinano una diversa composizione dell’opera generale.

L’edizione italiana arricchita con “note ed appendici” a cura di Attilio

Brunialti, esce invece otto anni dopo. Poche le modifiche apportate ai

capitoli dedicati alla Svizzera ed al cantone Ticino. L’ordine dei volumi

viene però modificato: il primo volume copre L’Europa Centrale

(Svizzera, Austria-Ungheria, Germania) e la seconda parte del quinto

volume L’Italia. Riprendiamo - direttamente dal primo volume - alcune

approfondite descrizioni del nostro Paese.

[*“Per la storia degli abitanti, le istituzioni politiche, il vario

aggruppamento delle nazionalità, la Svizzera è altresì uno dei paesi che

più merita d’essere studiato. Grazie alla sua posizione geografica, la

Svizzera ebbe, nel corso dei secoli, destini assai diversi da quelli delle

nazioni che stanno addossate a’ suoi monti, l’Italia, la Francia, la

Germania; le sue popolazioni hanno potuto, meglio che quelle della

pianura, serbare tradizioni antiche e costumi, e, nello stesso tempo, in

virtù di una più larga libertà politica e di una più grande iniziativa

locale, hanno saputo levarsi all’altezza di quei popoli europei che

possiedono la maggior dose di benessere ed istruzione generale; con la

statistica alla mano, si può provare che la Svizzera, per molti riguardi, occupa uno dei primi posti fra le nazioni civili. E la geografia deve

soccorrere la storia nel trovare le ragioni di questo rango

eminente” (Reclus, 1884-1900:2-3).*]

Non può mancare, nel tratteggiare i caratteri degli abitanti della

Svizzera (in seguito ci addentreremo nelle descrizioni e nella particolare

posizione occupata dalle genti del nostro cantone) un confronto con i

vicini del versante meridionale delle Alpi.

[*“In onta alle differenze di razza, di lingua, di religione, di costituzioni

locali e di costumi, gli Svizzeri dei diversi cantoni hanno in generale

molti caratteri comuni che li fanno distinguere dagli altri popoli

dell’Europa. Paragonati ai loro vicini, soprattutto a quelli del versante

meridionale delle Alpi, non si distinguono né per la bellezza del volto,

né per l’eleganza dell’andatura: non hanno l’attrattiva che seduce,

mancano loro le qualità brillanti; ma hanno la forza. Il tipo più noto

dello Svizzero è quello d’un uomo di lineamenti largamente scolpiti,

bene aitante della persona, dal passo un po’ pesante, ma dall’occhio

chiaro e dalla mano solida. Lo Svizzero è lento, ma tenace” (Reclus,

1884-1900:85).*]

Reclus coglie inoltre assai bene l’importanza, sia economica che

culturale, delle relazioni intrattenute con gli Stati confinanti e con il

resto del mondo. Terminato il periodo dei mercenari, ora che “né

Lucerna né alcun altro piccolo stato alpestre ha più l’onta di vendere la

carne dei propri figli”, si intensificano e moltiplicano i flussi migratori e

le conseguenti rimesse.

[*“In seguito ad una lunga esperienza d’emigrazione, gran parte dei

villaggi di montagna coltiva una certa specialità di lavoro ed intrattiene

rapporti non interrotti con città dell’estero, ove i suoi giovani sono

sempre ben accolti. Il tal comune manda solo fumisti, il tal altro vetrai o

muratori. Ci sono di quelli i cui emigranti sono tutti arrotini, mercanti di

stoffe, fiorai, carbonai. Gli abitanti della valle di Blegno, nel Ticino,

hanno la specialità delle caldarroste, sebbene non vi siano più castagni

nella loro alta valle. L’Engaddina ed altre parti dei Grigioni forniscono

l’Europa di pasticcieri, e le valli meridionali del Ticino danno all’Italia

un gran numero d’architetti, di disegnatori, di pittori. E’ raro che gli

emigrati non siano economi del loro piccolo peculio come i comuni

della loro proprietà territoriale. Si nutrono con poco, ammucchiano i soldi e gli scudi, e, divenuti padroni d’una piccola sostanza, ritornano

nella loro valle natia per costruirsi una casa visibile da lontano e vivere

da signori in mezzo ai loro compatrioti. Viaggiando nelle valli più

remote delle alte montagne, lo straniero ha più d’una volta la sorpresa di

udirsi interpellare nella sua lingua. Un quarto degli abitanti del Ticino

parla il francese, molti sanno il tedesco; a centinaja maltrattano lo

spagnolo, l’arabo, il greco, il bulgaro. Ritornati ai loro paesi, molti

emigranti continuano le relazioni commerciali con i paesi in cui si sono

arricchiti. E’ così che gli Svizzeri di Glarona, di San Gallo, del

Toggenburg, hanno fondato banche in tutte le grandi città d’Europa, fin

nella Scandinavia. L’Oriente, la Cina, il Brasile, gli Stati Uniti, sono fra

i principali compratori degli oggetti fabbricati nelle valli alte delle Alpi e

del Giura” (Reclus, 1884-1900:115).

*]

L’apertura verso altre terre ed altre genti, non sembra però trovare

riscontro nelle relazioni che gli abitanti intrattengono con i viaggiatori

stranieri che attraversano il Paese. Anche in questo caso, emergono in

modo chiaro le esperienze vissute in prima persona dall’autore.

[*“Gli abitanti della Svizzera non si mostrano nella miglior luce al

viaggiatore che passa rapidamente pel paese, d’albergo in albergo.

‘Sfruttare lo straniero’ è una delle principali industrie del paese.

Albergatori, facchini, guide, suonatori di corno, quelli che aprono le

barriere, guarda-cascate, portieri di grotte, quelli che gettano tavole sui

torrenti, mendicanti di tutte le specie imboscati dietro le siepi, tutti quelli

che vivono del visitatore straniero lo sfruttano senza il più piccolo

pudore. Tutto si vende, persino il bicchier d’acqua, persino il segno

indicatore della mano” (Reclus, 1884-1900:126).*]

Gli abitanti ed il paese che occupa “uno dei primi posti fra le nazioni

civili” – com’è definito nelle prime righe del volume – vengono con

perizia puntualmente descritti e analizzati nei loro comportamenti e nelle

loro istituzioni. Andando però ben oltre la semplice geografia descrittiva

dell’epoca, il geografo francese avanza alcuni elementi interpretativi di

carattere storico, per comprendere i meccanismi che governano la realtà

politica e sociale della nazione.

[*“Nel suo insieme, la repubblica svizzera non somigliava in nulla al

tipo ideale che si ha di cosiffatta organizzazione politica. Gli abusi del

feudalismo e le violenze della conquista vi si frammischiavano stranamente alla pratica delle libertà locali. (…) Gli abitanti delle

pianure e delle prealpi, che la natura non proteggeva contro le incursioni

delle bande armate, erano divenuti come il bestiame delle signorìe o

delle abbazie. Il diritto non era lo stesso in nessun punto; i privilegi

differivano dappertutto, secondo le vicissitudini delle conquiste e delle

alleanze. Fra le città della Svizzera, alcune avevano il titolo d’alleate,

senza essere sovrane; altre erano semplicemente ammesse all’onore

d’essere protette; il maggior numero era premio delle vittorie, e doveva

obbedire ora ad uno dei cantoni, ora all’insieme del popolo svizzero. Ci

volle la terribile scossa della Rivoluzione francese per cambiare questo

stato di cose e far entrare gli Svizzeri nella via dell’eguaglianza civile e

politica” (Reclus, 1884-1900:128).*]

Nelle pagine seguenti, chinandosi sul ruolo delle landsgemeinden - le

antiche assemblee popolari presenti in alcuni cantoni della Svizzera

centrale - lo sguardo è implacabile nell’analizzare e smascherare i reali

rapporti sociali di potere.

[*“Le assemblee (landsgemeinde) di Schwitz e di Zug sono state

abolite, la prima in seguito all’invasione francese, nel 1798, la seconda

dopo gli affari del Sonderbund. Quelle dei due cantoni primitivi Uri e

Unterwald si tengono ancora con gran pompa, e sono molto curiose a

vedersi come uno spettacolo dei secoli passati, singolarmente abbellito

dal paesaggio circostante; ma non sono più che forme disusate, che

servono a mascherare lo spostamento del potere, passato in mano a

qualche famiglia influente” (Reclus, 1884-1900:129).*]

“Completano naturalmente la Lombardia sui versanti meridionali

delle Alpi, il Cantone Ticino…”

Sin dalla prima edizione della Nouvelle Géographie Universelle,

quella francese, Reclus evidenzia la particolare situazione delle terre

ticinesi.

[*“D’ailleurs les Tessinois, plus que les Suisses du Nord, collaborent à

l’oeuvre d’érosion des torrents par le déboisement des pentes : avides

d’un bénéfice présent, insoucieux des désastres qu’ils préparent pour

l’avenir, ils abattent successivement toutes les forêts, et la terre végétale

est emportée par les eaux. La vie du montagnard est donc fort pénible

dans ces contrées : sur les pentes élevées, le climat est trop rude, la terre trop infertile ; dans les fonds, au bord des torrents, ses maisons et ses

cultures sont menacées. Une partie de la Suisse italienne est plus

favorisée que les vallées tributaires de Tessin : c’est la région de forme

bizarre qui s’avance au loin dans le territoire italien et que l’on connaît

sous le nom de Sotto-Ceneri, d’après la chaîne qui l’abrite au nord

contre les vents froids” (Reclus, 1876-1894:6-7).*]

In seguito, introducendo la descrizione delle città svizzere, sottolinea

come “celles du versant méridional sont, il est vrai, tout à fait italiennes,

avec leurs campaniles et leurs maisons peintes”. Segue poi una breve

descrizione di Bellinzona, “la moins gaie des trois villes qui servent tour

à tour de capitale au Tessin”; della graziosa Locarno che “groupe ses

maisons en quartiers séparés entre les torrents qui la menacent” e di

Lugano “entourée des riches campagnes de Sotto-Ceneri, et bien située

pour le commerce (…) devenue naturellement le centre le plus

considérable de population dans la Suisse italienne. C’est une des villes

d’Europe où les étrangers viennent en plus grand nombre chercher la

santé ; ils y trouvent du moins des paysages admirables, les eaux bleues,

la verdure, les villages pittoresques suspendus aux rochers” (Reclus,

1876-1894:85).

Ritroviamo le descrizioni e le annotazioni relative alla morfologia e ai

quadri ambientali anche nel primo volume della Nouvelle Géographie

Universelle, nel capitolo ottavo dedicato all’Italia. Più precisamente

sono inserite nel secondo sottocapitolo che raggruppa Le bassin du Pô.

– Le Piémont, la Lombardie, Venise et l’Emilie.

[*“Les terrasses glaciaires dont le Tessin a rongé la base à son issue du

lac Majeur, s’élèvent actuellement en talus escarpés de plus de 100

mètres de hauteur au-dessus du lit fluvial ; de même chacun des torrents

qui ont remplacé les anciens détroits de jonction, la Strona du lac d’Orta,

la Tresa du lac de Lugano et les divers émissaires des étangs de Varese,

coulent entre de hautes berges ou bien au fond de défilés sciés lentement

par l’action des eaux” (Reclus, 1876-1894:324).*]

Per poi passare, nelle pagine seguenti, da una descrizione geologica ai

problemi degli insediamenti umani in balia delle frequenti alluvioni.

[*“L’histoire contemporaine nous apprend qu’à l’extrémité suisse du lac

Majeur les alluvions du Tessin et de la Maggia empiètent sur le lac

comme à vue d’oeil, et que les ports d’embarquement doivent se déplacer à mesure, à la poursuite du rivage qui s’enfuit. Il y a sept cents

ans, le village de Gordola, situé à près de 2 kilomètres du rivage, sur la

Verzasca, était un port d’embarquement. De nos jours, les embarcadères

de Magadino, à l’entrée du Tessin, sont si vite délaissés par les eaux,

que le village doit se déplacer incessamment le long de la rive ; les

maisons devraient en être mobiles pour suivre le mouvement de recul du

lac Majeur” (Reclus, 1876-1894:325).*]

Gli stessi esempi sono poi inseriti, in una forma un poco più estesa,

alle pagine 42 e 43 del terzo volume, nella parte dedicata alla Svizzera.

I “caratteri lombardi” delle terre ticinesi, sono riaffermati – ma in

questo caso occorrerebbe approfondire il ruolo del coautore – in

un’opera di inizio Novecento, redatta con Attilio Brunialti, dal titolo

L’Italia nella natura, nella storia, negli abitanti, nell’arte e nella vita

presente. Gli autori, nel terzo capitolo, introducono le terre ticinesi

osservando:

[*“Completano naturalmente la Lombardia sui versanti meridionali

delle Alpi, il Cantone Ticino, le valli grigioni di Poschiavo e Bregaglia e

quella parte del Trentino che manda le sue acque alla riva destra

dell’Adige. Laonde dobbiamo tener parola dei più cospicui centri di

queste regioni che hanno pur nome, alcuni anche sentimento italiano.

Lugano è la più bella ed industriosa città di questo Cantone italiano della

Svizzera, e deve al mite clima ed alla ferrovia del Gottardo il grande

sviluppo di questi ultimi anni per cui è diventata il buen retiro del

mondo elegante” (Brunialti, Reclus, 1902-1904:285).*]

Il cimitero di Loreto

Nel corso dei primi mesi del 1874, il soggiorno luganese di Reclus

viene scosso da un terribile avvenimento. La seconda moglie, Fanny

Lherminez, con la quale si era unito nel 1870 secondo i principi della

libera unione - rifiutando cioè qualsiasi vincolo giuridico e religioso [4]-,

muore alcuni giorni dopo aver dato alla luce un figlio, Jacques François.

E’ il primo di una serie di dolorosi lutti: il figlio non riuscirà a

sopravvivere e morirà il 27 febbraio dopo appena due settimane di vita;

il 7 luglio, distrutta dal dolore, muore d’un attacco d’apoplessia la madre

di Fanny, Eulalia Lherminez-Renard. In una lettera all’amico Attila de

Gérando, “sans date (février 1874)”, possiamo leggere lo sconforto l’amarezza del periodo e la preoccupazione per l’educazione delle

figlie :

[*“Ma femme est morte quelques jours après avoir donné naissance à un

fils. La maison est bien vide maintenant : la vieille mère, le mari, les

enfants sont fort malheureux. Ma femme, qui se faisait une fête de vous

donner l’hospitalité lors de votre futur voyage en Italie, n’aura pas eu le

plaisir de faire votre connaissance et de vous remercier de l’aimable

empressement que vous avez mis à me rendre des services.

Je ne sais où je serai obligé d’émigrer pour remplacer par de vulgaires

cours publics l’excellente éducation qu’elle donnait à mes

fillettes” (Reclus, 1911-1925:148).*]

Continuare a vivere nella casa di Pazzallo, segnata dalle profonde

lacerazioni affettive, non è oramai più possibile.

[*“Nous passerons ensemble les dernières semaines de notre séjour à

Lugano, et nous fermerons cette maison, où j’ai été si heureux, puis si

infortuné. C’est vers la fin d’août, au plus vers le commencement de

septembre, qu’il me faudra quitter, afin que les fillettes n’aient pas à

souffrir d’un déménagement opéré pendant la saison froide” (Reclus,

1911-1925:152).*]

Il trasferimento della famiglia avviene in realtà già nel corso

dell’estate, poche settimane dopo l’improvvisa morte d’Eulalia. A

partire dalla fine di luglio del 1874, le lettere vengono spedite da una

pensione di Vevey, dove Elisée e le due figlie si sono trasferiti.

A fine luglio, in una lettera al giovane amico Carlo Salvioni rientrato

da poco a Lugano, descrive il recente viaggio e la nuova località scelta :

[*“Notre voyage s’est assez bien fait ; mes fillettes ont bravement traversé

le Simplon à pied, d’Isella à Brigue. Depuis, elles ont eu beaucoup de

travail pour l’emménagement et s’en sont fort bien tirées. Nous

demeurons à la campagne, mais à une faible distance de la Tour de Peilz

et de Vevey. (…) Je vous envoie le portrait de ma femme. C’est la plus

grande preuve d’amitié que je puisse vous donner” (Broggini, 1971:46).*]

Sempre a Salvioni - definito “mon très cher ami “-, in una lettera del

17 ottobre, chiede di visitare il cimitero di Loreto dove, oltre al piccolo

Jacques François, sono sepolte Fanny e Eulalia:

[*

“Puisque vous êtes de nouveau citoyen de Lugano, je vous prie de me

rendre divers services. D’abord, je serais heureux que vous alliez vérifier au cimitière de Loreto si les initiales du nom de ma belle mère

ont été placées sur la pierre du tombeau (E.R.L.) au dessus des initiales

du nom de ma femme (F.E.R.). Si le travail n’a pas encore été fait, ayez

la bonté de m’en aviser” (Broggini, 1971:47).*]

Con questa ultima, triste richiesta personale, si chiude il periodo

ticinese del geografo libertario.

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Bibliografia

|]

AA.VV. (2005), Elisée Reclus : Ecrire la terre en libertaire, Orthez, Editions

du Temps perdu.

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Le Globe remercie les Archives de l’Institut International d’Histoire sociale, Amsterdam, pour avoir autorisé l’impression de textes inédits d’Elisée Reclus

[1Reclus, E. (1873), “Chronique Politique et Sociale”, texte inédit, avril 1873,

Archivio dell’Istituto Internazionale di Storia Sociale di Amsterdam.

[2Nel 1857 sposa, con rito civile, Clarisse Brian, figlia di padre francese e madre senegalese, che muore tre anni dopo lasciandogli due figli.

[3Reclus, 1876-1894, Nouvelle Géographie Universelle. La Terre et les hommes. Paris, Hachette et Cie., 19 vol.; Reclus, 1884-1900, Nuova geografia universale. La Terra e gli uomini. Traduzione italiana con note per cura del prof. A. Brunialti, Milano, Dott. Leonardo Vallardi (poi Società Editrice Libraria), 16 tomi in 21 volumi.

[4Seguendo gli stessi principi, si unirà con la sua terza compagna, Ermance Beaumony-Trigant e lo stesso faranno le figlie Jeannie e Magali. Durante la "cerimonia di libera unione" delle figlie, Elisée pronuncerà una celebre allocuzionel "La famiglia normale, spontanea, deve riposare unicamente sull’affetto, sulle affinità libere; tutto ciò che nella famiglia proviene dalla potenza del pregiudizion, dall’intervento delle leggi o dagli interessi di fortuna, deve sparire come essenzialmente corruttore...". Per la traduzione italiana del discorso integrale vedi: Reclus, 1930:133-138. La citazione precedente si trova a p. 134.